Monaco di Baviera (Germania) – Markus Braun, fondatore ed ex-ad del colosso di fintech Wirecard, è stato arrestato con l’accusa di “aver gonfiato i dati di bilancio e il fatturato per far apparire la sua società più forte e più attraente per gli investitori e la clientela”, come reso noto stamattina dalla procura di Monaco di Baviera, presso la quale il manager si trova in stato di fermo.

L’arresto giunge dopo che Wirecard, in un comunicato di lunedì 22 giugno, ha ammesso che il saldo sui conti correnti pari a 1,9 miliardi “probabilmente non esiste” e ha ritirato i dati di bilancio preliminari per il 2019 e il primo trimestre 2020, non certificati in mancanza della revisione contabile di Ernst & Young.

Braun, dimessosi venerdì dall’incarico di ceo, aveva denunciato l’ipotesi di un caso di frode a danno della società e avviato una denuncia contro ignoti. Tuttavia, si sospetta che i vertici dell’azienda, come denunciato insistentemente dal Financial Times, fossero a conoscenza di transazioni poco chiare con alcune controparti in Asia. Secondo un rapporto di Kpmg, infatti, Wirecard avrebbe attribuito buona parte dei profitti dei bilanci tra il 2016 e il 2018 a terze parti non direttamente controllate. Intanto, Moody’s ha ritirato il rating sul senior bond Wirecard, che sta trattando con una serie di banche controparti per tenere in vita la società: i creditori potranno far scattare le clausole di chiusura anticipata, per inadempienza contrattuale di Wirecard, e chiedere l’immediato rimborso ed estinzione anticipata.